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domenica 2 dicembre 2007

A quando l'aria ?

ROMA - In marcia per difendere l'acqua, "un bene comune che non
va privatizzato". Quarantamila persone, donne e uomini appartenenti a
comitati territoriali e associazioni, forze culturali e religiose,
sindacali e politiche per sostenere una legge di iniziativa popolare
(già 400 mila le firme raccolte) per la tutela, il governo e la
gestione pubblica dell'acqua.





Tra le tante manifestazioni, le più svariate, che Roma è abituata a
ospitare quella di oggi in nome del diritto all'acqua che "non è una
merce" è stata sicuramente tra le più insolite. E quella che al momento
incassa anche un successo quasi immediato e quasi tangibile. Il
ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero promette infatti che
la "ripubblicizzazione dell'acqua sarà uno dei punti della verifica di
governo a gennaio".





Il corteo, animato e colorato con tante gocce d'acqua di cartone, è
stato organizzato dal Forum Italiano dei movimenti per l'acqua che
raggruppa 70 associazioni e reti nazionali e circa mille comitati
territoriali. Un arcipelago che ha sintetizzato in quattro punti le
cose da fare subito: moratoria contro tutte le privatizzazioni;
immediata approvazione della legge d'iniziativa popolare; ristrutturare
la rete idrica nazionale che tra perdite e infiltrazioni aiuta il
mercato delle privatizzazioni, "una grande opera pubblica" recita un
cartello sarcastico. Infine la gestione pubblica e partecipata dai
lavoratori e dalle comunità locali (www.acquabenecomune.org).







Nel corteo bandiere di diverse sigle. Tra le altre, quelle di Verdi,
Prc, Sd, Pdci, Cobas, Cgil, Wwf e gonfaloni di alcuni comuni, come
Gualdo Tadino. Fra i manifestanti anche i volontari dei "grilliromani",
nati dal blog di Beppe Grillo.





"Senza beni comuni come l'aria e l'acqua non possiamo vivere: sono
diritti fondamentali degli esseri umani fin dalla nascita e non si
possono ridurre a merce" ha affermato il missionario comboniano Alex
Zanotelli, uno dei personaggi simbolo della battaglia per la
ripubblicizzazione del sistema idrico in Italia. Con lui ha sfilato
anche il leader dei Verdi e ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro
Scanio che ha sottolineato come "bisogna evitare che ci sia un
tentativo di privatizzazione, che ci porterebbe - anche nel mondo - a
vere e proprie guerra per l' acqua: noi non vogliamo correre questo
rischio".





Il ministro Ferrero ha appoggiato la manifestazione perché - ha scritto
in un comunicato destinato al Forum delle acque - "l'acqua costituisce
un bene di prima necessità che non può essere mercificato né,
tantomeno, monopolizzato da qualche multinazionale". Una realtà, scrive
il ministro, "ancora più vera in un momento in cui i cambiamenti
climatici in corso stanno rendendo la scarsità delle risorse idriche un
problema ancora maggiore rispetto al recente passato". Considerare
perciò l'acqua come un bene pubblico è una strategia di salvaguardia
per il futuro di tutti i cittadini.





Il decreto fiscale appena approvato ha bloccato per un anno la
privatizzazione dei servizi idrici. E' qualcosa, ma ancora troppo poco.
"E' necessario - aggiunge il ministro - arrivare al più presto a una
legge che conduca alla ripubblicizzazione integrale dell'acqua". E
questo deve essere uno dei punti della verifica di gennaio.






(1 dicembre 2007)

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sabato 17 novembre 2007

UN PO' DI LUCE ?

CITTA' DEL VATICANO - Si oscurano i rapporti tra Vaticano e
Israele. Il numero uno dei diplomatici vaticani, monsignor Pietro
Sambi, denuncia pubblicamente il governo israeliano di malafede per non
aver mantenuto gli impegni presi solennemente ben quattordici anni fa:
"C'è assenza di volontà politica". E poi un attacco frontale: "Le
relazioni tra la Chiesa cattolica e lo Stato di Israele erano migliori,
quando non c'erano i rapporti diplomatici".
Sambi non è un nunzio
qualsiasi. Rappresenta Benedetto XVI presso l'amministrazione Bush ed è
stato ambasciatore in Israele. Viene da una scuola in cui le parole si
pesano al milligrammo. La sua ira, condivisa tacitamente in Segreteria
di Stato, è dovuta al fatto che dopo la firma dell'Accordo fondamentale
tra Santa Sede e Israele nel 1993, c'era l'impegno - firmato - di
procedere rapidamente alla definizione dello status giuridico delle
istituzioni ecclesiastiche in Terrasanta e delle relative esenzioni
fiscali. Firmati dal governo israeliano dell'epoca, i patti non sono
mai stati ratificati dalla Knesset né vengono riconosciuti dai
tribunali. I lavori di una commissione mista, che doveva portare alla
loro realizzazione, si trascinano da anni tra rinvii e improvvise
diserzioni da parte israeliana. Una presa in giro.





Così Sambi è andato al cuore della questione: la mancanza di buona fede
da parte dei governi israeliani. Ha ricordato che il Vaticano,
stabilendo i rapporti diplomatici con Israele, aveva compiuto un "atto
di fiducia" e invece non sono state mantenute le "promesse" di regolare
le attività concrete della Chiesa cattolica in Terrasanta. Di qui la
dura conclusione: "La fiducia non si compra al mercato. Si consolida
con il rispetto degli accordi firmati e con la fedeltà alla parola
data". Con una chiosa sferzante: "Lo stallo attuale nelle trattative
pare misterioso non solo alla Santa Sede, al mondo cristiano e a tanti
paesi amici d'Israele, ma anche a molti ebrei, siano essi onorabili
cittadini d'Israele o di altri Paesi".







Apparso sul sito della rivista Terrasanta, appartenente ai Francescani
di Gerusalemme, cui spetta giuridicamente la "custodia" dei Luoghi
Santi, l'attacco del nunzio ha lasciato sbigottito il governo
israeliano. Nella serata di ieri il portavoce vaticano padre Lombardi è
parso prendere prudentemente le distanze. "Da parte della Santa Sede -
ha commentato - si ribadisce l'auspicio, già espresso in occasione
della recente visita del presidente Peres al Santo Padre, per una
rapida conclusione degli importanti negoziati ancora in corso e per la
soluzione di comune accordo dei problemi esistenti".
Ma nel distanziarsi il
Vaticano lancia un avvertimento pungente: "L'intervista con monsignor
Sambi - spiega Lombardi - riflette il suo pensiero e la sua esperienza
personale vissuta nel corso degli anni del suo servizio presso la
Delegazione apostolica di Gerusalemme e come nunzio in Israele".





In altre parole, Sambi dà voce alla documentazione raccolta e poiché
dopo il servizio in Israele è stato addirittura promosso alla sede
diplomatica mondiale nr.1, se ne ricava l'impressione che attraverso di
lui il Vaticano lanci un estremo monito alla leadership israeliana
perché la smetta con la tecnica inaccettabile del rinvio.





La dichiarazione di Lombardi non è bastata a Israele. L'ambasciatore
israeliano presso la Santa Sede, Ben Hur, ha chiesto ieri con urgenza
un chiarimento alla Segreteria di Stato. Perché ogni parola di Sambi
brucia. Come la critica per le difficoltà frapposte da Israele
all'arrivo di personale ecclesiastico cattolico dall'estero: "La
ragione spesso fornita da Israele per giustificare le lungaggini è
stata la priorità da dare alla sicurezza. Ma la sicurezza, dice la
logica, si accresce aumentando il numero dei Paesi amici e diminuendo
quello dei nemici".







(17 novembre 2007)

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venerdì 19 ottobre 2007

Liberta' d'espressione

se passa questa legge , che ziti zitti il governo in piena estate ha formalmente approvato in CDM , non potro' piu' neanche pubblicare una foto un video od un disegno di mio figlio.
Ciao Italia , appena posso me ne vo'.


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mercoledì 3 ottobre 2007

NOOOO... Ditemi che è una bufala

"Non so se siamo pagati troppo, probabilmente un po' meno del giusto".
Lo ha detto il ministro della giustizia Clemente Mastella che, nel
corso di un suo intervento a un convegno su giustizia, sicurezza e
diplomazia, ha toccato con queste parole il tema dei costi della
politica.

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lunedì 30 luglio 2007

Incredibile gli onorevoli sono diventati seri

Sesso e coca col parlamentare
Mele (Udc): "Sono io ma niente droga"
Mercoledì l'Udc di Casini organizza il test antidroga, bocciato dall'aula, davanti a Montecitorio
Vietti: "Se facciamo il test a chi guida il bus della scuola, a maggior ragione a chi guida il bus della vita pubblica"
di CLAUDIA FUSANI
ROMA - Si chiama Cosimo Mele, ha 50 anni, pugliese, deputato, in questa legislatura è membro della commissione Ambiente e qualche anno fa, nel 1999, fu coinvolto in una brutta storia di tangenti e corruzione. Alle 20 e 38 di stasera, dopo trentasei ore di atroci dubbi e cristiane sofferenze fa outing con l'agenzia di stampa Ansa "per evitare - dice - speculazioni politiche a danno del partito": " Quel parlamentare sono io, ma droga non ne ho vista e la signora mi era stata presentata quella sera a cena da amici". La "signora" è la squillo che è finita in overdose all'ospedale San Giacomo sabato mattina dopo una notte a luci rosse in compagnia di un parlamentare - e di un'altra squillo - all'hotel Flora, un luogo e un mito della "Dolce Vita" di Fellini, dove Mastroianni accompagnava Anita Ekberg e faceva a cazzotti con i paparazzi.

L'autodenuncia arriva dopo una giornata segnata da un tam tam senza tregua. Una "caccia" sulle basse frequenze dei telefonini, "allora, chi è?", "tu lo sai?", "ah è lui, e perché non lo dicono?". Telecamere e microfoni in cerca di indiscrezioni in una via Veneto quasi deserta mentre la direzione dell'hotel non rilascia dichiarazioni. Arriva in una domenica di fine luglio, la prima delle lunghe vacanze estive, in cui la ricerca del nome del parlamentare ha tenuto banco tra le top five della giornata, in buon piazzamento tra il dibattito politico sul welfare, gli incidenti stradali, le elezioni giapponesi e l'appello del Papa che chiede il disarmo del nucleare.
Soprattutto, l'outing di Mele arriva perchè preteso dal suo stesso partito. Dopo che in serata Luca Volontè, stato maggiore dell'Udc, quando probabilmente i sussurri sul parlamentare coinvolto nel festino sono diventati insopportabili, dichiara: "Chi si droga non può legiferare, chi è complice dello sfruttamento della prostituzione non può parlare di famiglia, figli e diritti umani. Un deputato al droga party con prostitute? Si faccia avanti. La vita privata è sacra ma per chi si occupa di rappresentare il popolo e legiferare per il bene comune, è lecito chiedere una condotta più consona e non drogarsi".

La ragazza-squillo che è finita all'ospedale sta bene. E questa è la cosa più importante. La sua collega non ha avuto problemi. Il parlamentare si era, fino a stasera, dileguato. La polizia, che è intervenuta, ha messo tutto per iscritto, ha ricostruito la dinamica della serata con nomi, cognomi e tipo di sostanze con presunte dosi utilizzate. Il verdetto finale è: "Nulla di penalmente rilevante". Fatti privati, dunque. Storia chiusa.

Un po' difficile, che si chiusa, visto che tra i protagonisti c'è un parlamentare della Repubblica, che l'uso di droghe e relativo dosaggio è oggetto di dibattito - e scontro - parlamentare dall'inizio della legislatura (il ministro Ferrero deve portare in Consiglio dei ministri il nuovo disegno di legge che riscrive la Fini-Giovanardi) e che proprio in questi giorni è stata bocciata la proposta del presidente dell'Udc Pierferdinando Casini di sottoporre i parlamentari al test antidroga. L'Udc però non si ferma. E mercoledì mattina organizza il test in piazza di Montecitorio. Spiega Michele Vietti (Udc), prima però di sapere che il responsabile è un suo compagno di partito: "Un parlamentare deve essere trasparente e coerente. Se io faccio il test all'autista che guida il pullmino della scuola, a maggior ragione lo devo fare a chi guida il pullman della vita pubblica". Giustissimo.

Mele è uscito allo scoperto spinto dalle polemiche della giornata. La senatrice azzurra Mariella Burani Procaccini aveva preteso che si sapesse "il nome del parlamentare che accompagnava le due signorine, una delle quali ricoverata in overdose: la gente deve sapere chi è costui. In queste situazioni non c'entra la privacy a cui comunque un parlamentare in parte rinuncia nel momento in cui è eletto, riceve la fiducia dei suoi elettori da cui viene anche stipendiato". Si era fatto sotto anche Francesco Storace, transfuga da An e diventato leader di un nuovo partito, "La destra": "E' scandaloso che un parlamentare debba essere protetto perché fa uso di droga".

Fin dal pomeriggio le indiscrezioni avevano stretto il cerchio intorno all'Udc che - amarissima ironia del destino - proprio per mercoledì ha organizzato il test antidroga per i parlamentari. Franco Grillini, sinistra democratica, era contrario a pubblicizzare il nome prima e lo è ancora di più adesso: "Sul piano umano il collega Mele ha tutta la mia solidarietà, la caccia al nome è sbagliata. All'Udc invece mi permetto di ricordare che è caratteristica degli uomini avere vizi privati e pubbliche virtù. Il partito di Casini quindi moderi l'estremismo: vedi cosa succede nel partito che fa della sessuofobia e del probizionismo la sua ragion d'essere...".

Volontè promette che "il deputato coinvolto mercoledì non sarà presente al test antidroga" e che "difficilmente voterà la legge a settembre". Significa che dimissioni di Mele saranno accettate? Eppure venerdì l'aula ha lavorato dalla dieci alle due della mattina dopo, duecento votazioni per approvare la riforma dell'ordinamento giudiziario. L'Udc ha votato contro. Ma Mele era già a cena con l'amica. "Appunto - insiste Volontè - il deputato non solo ha preferito un coca-fiesta al suo dovere ma ha pure infangato l'onore di tutti i colleghi". Mele insiste: "Un fatto privato, l'avventuretta di una sera...". Si dispera: "La cosa più difficile è stato dirlo a mia moglie...". Certo, pensare che è un deputato dell'Udc che fa del proibizionismo una bandiera e della lotta allo sfruttamento della prostituzione un obiettivo di governo, c'è da mettersi le mani nei capelli.

(29 luglio 2007)

domenica 29 luglio 2007

UN FESTINO....ONOREVOLE....


Una ragazza è stata ricoverata questa mattina all'ospedale San Giacomo
Aveva perso conoscenza. Con lei un'altra ragazza. Entrambe ospiti di un parlamentare

Squillo, cocaina e un parlamentare
Finisce male la festa nell'hotel della Dolce Vita

Nessuna denuncia. La giovane in serata è stata dimessa. Ignoto il nome dell'uomo politico

ROMA - Sesso, cocaina, alcol, due squillo "raffinate", un parlamentare e, sullo sfondo, l'hotel Flora, via Veneto, Roma, che è come dire Fellini e la Dolce Vita perché proprio in questo albergo, dove stazionavano i paparazzi, Mastroianni andava a prendere Anita Ekberg.

Non è il plot di un nuovo film ma la cronaca di questa mattina quando verso le 10 un'ambulanza è stata chiamata con urgenza dalla direzione dell'albergo. Una ragazza è stata ricoverata all'ospedale San Giacomo con una forte crisi respiratoria, un collasso per cui a nulla erano servite le cure dello staff dell'albergo. Obbligatorio, quindi, il ricovero. E gli accertamenti della polizia. Che si trovano davanti una sorpresa: la ragazza era in compagnia di un'altra ragazza ed entrambe erano ospiti di un parlamentare.

La ragazza poi si è ripresa e non ha denunciato nessuno. "Non c'è reato, nessuna denuncia" si scherniscono gli investigatori. Non risulta che l'altra ragazza sia stata sentita, né che sia stato interpellato il parlamentare.

Certo non siamo alla passione travolgente tra il ministro della guerra britannica John Profumo e la bella Khristine Keller che nel 1963 costò il posto al ministro. Quella, a suo modo, ebbe una dignità e una sua forza visto che ancora se ne parla. Qui il livello sembra molto più basso. E squallido. La ragazza, quando ha ripreso conoscenza all'ospedale San Giacomo, avrebbe parlato di qualcuno che l'ha costretta a prendere qualcosa. Solo a questo punto la direzione dell'albergo è stata costretta a rivelare alla polizia il nome del parlamentare per il quale però non ci sono state conseguenze. In serata la ragazza è stata dimessa ed è in buone condizioni.


Top secret, ovviamente, il nome del parlamentare. Qualche deputato si limita a osservare che la Camera venerdì sera ha lavorato in seduta notturna fino all'una e tre quarti per approvare la riforma dell'ordinamento giudiziario. Una giornata estenuante, duecento votazioni, le dichiarazioni di voto. Chissà...

( certo dopo una giornata cosi' dura e' normale che ci si sollazzi, peccato pero' che se lo fa un comune mortale si va diritto in galera e titoloni sul giornale e parlare che schifo la nostra societa' di oggi , non c'e' piu' coscienza etc..etc..etc... Naturalmente domani lo stesso onorevole proporra' una legge ad hoc per far cessare queste cose ... agli altri..... Perche' per lor signori invece si invoca la Privacy..... )
(28 luglio 2007)

domenica 22 luglio 2007

La legge non e' uguale per tutti

INTERCETTAZIONI: DI PIETRO,VERO PROBLEMA SONO POLITICI SPONSOR
"Non comprendo perche' la diffusione delle notizie relative ale intercettazioni telefoniche costituisca un problema". Questo e' quanto dichiara il ministro Antonio Di Pietro. "Il problema - secondo l'ex p.m.- non puo' essere il fatto che la diffusione delle telefonate facciano sapere all'opinione pubblica che ci sono politici intercettati ma, che gli stessi potessero sponsorizzare i cosiddeti furbetti del quartierino. Questo e' la vera questione da affrontare - secondo Di Pietro- e non gia' che qualche cronista lo dica o qualche giudice indaghi".

domenica 1 luglio 2007

Prodigate ? Magari

Speciale querela Prodi e Padoa-Schioppa
"Mi hanno diffamato e calunniato"" width="280">

Roberto Speciale

ROMA - Nuova puntata dello scontro sulla Guardia di Finanza. Il generale Roberto Speciale ha dato mandato ai propri legali di querelare per "diffamazione e calunnia" il ministro dell'economia Tommaso Padoa Schioppa, "in relazione alle gravi accuse dallo stesso mosse contro il generale durante il dibattito al Senato sulla sua rimozione". Lo ha annunciato Sergio De Gregorio, presidente della Commissione Difesa del Senato.

"Oltre a Tommaso Padoa Schioppa - ha aggiunto De Gregorio - Speciale presenterà querela anche nei confronti del premier Romano Prodi, sulla scorta del documento consegnato al Parlamento intitolato 'Accuse del governo al generale Speciale'. Tale documento rende responsabile il presidente del Consiglio di aver perpetrato una campagna di delegittimazione nei confronti del generale Speciale, con notizie false e tendenziose".

"Quel documento - ha concluso il presidente della Commissione Difesa del Senato - già acquisito dal magistrato della procura di Roma che sta indagando sulla vicenda Visco-Speciale, sancisce la condivisione delle responsabilità dell'esecutivo, quindi del suo massimo rappresentante, ovvero Romano Prodi".

(1 luglio 2007)

mercoledì 27 giugno 2007

Come volevasi dimostrare

Alitalia, Aeroflot si ritira dalla gara


ROMA - Aeroflot si ritira dalla gara per Alitalia. Lo annuncia la compagnia russa in una nota riferita da Bloomberg. Portavoce della compagnia di bandiera russa hanno precisato all'ANSA che la comunicazione ufficiale sta arrivando al ministero dell'Economia italiano. A questo punto resterebbe in corsa solo la cordata formata da AirOne e Intesa San Paolo.

Il titolo della compagnia di bandiera è stato sospeso in Borsa in attesa di una nota.

(27 giugno 2007)

venerdì 22 giugno 2007

Mortadella e soci non finiscono di stupire, e io pago !!!

Su Alitalia, una parentesi non fuori tema (è sempre questione del «nuovo diritto»). Deliberatamente, Prodi ha posto condizioni tali (il pagamento degli immensi debiti accumulati dai parassiti alati) da costringere al ritiro tutti coloro che vorrebbero comprarla. Perché? E' facile indovinare: alla fine, a prendere Alitalia sarà De Benedetti, magari in cordata Sanintesa e Della Valle, con mediazione Goldman Sachs. A quel punto, il bando di asta sarà stato modificato: visto che la prima è andata deserta, Prodi ripulirà Alitalia dal debito (che pagheremo noi contribuenti) e la darà a De Benedetti ai prezzi stracciati - nessuno la voleva - a cui gli ha già regalato mezzo IRI. E tutto ciò, era deciso fin dal principio.

domenica 10 giugno 2007

TASSE TANTE TASSE

Presto il governo abbasserà le tasse, perché l'ha promesso il ministro Padoa Schioppa, che è una persona competente e onesta.
E perché la lotta all'evasione di Visco sta avendo successo, ed ha aumentato gli introiti fiscali.

La cura è riuscita.
Il malato è morto.

sabato 9 giugno 2007

Speciale rifiuta la Corte dei Conti

SPECIALE RIFIUTA L'INCARICO. L'EX COMANDANTE HA INVIATO UNA LETTERA AL MINISTRO DELL'ECONOMIA ,TOMMASO PADOA-SCHIOPPA CON LA QUALE RIFIUTA LA NOMINA ALLA CORTE DEI CONTI."VOGLIO ANDARE IN PENSIONE ANTICIPATA",HA DETTO IL GENERALE AL SENATORE DE GREGORIO.IO "NON VOGLIO DARE L'IMPRESSIONE-HA SPIEGATO SPECIALE-DI VOLERMI SVENDERE PER UN PIATTO DI LENTICCHIE.NEMMENO L'ULTIMO DEGLI ITALIANI DEVE PENSARE CHE IO VOGLIA RESTARE ABBARBICATO AD UNA POLTRONA...".SPECIALE AVREBBE POTUTO FAR RICORSO AL TARCONTRO LA DECISIONE PRESA DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI:"SONO UN SOLDATO-HA SPIEGATO ANCORA-SBATTO I TACCHI E OBBEDISCO,MI HA DESTITUITO IL GOVERNO DEL MIO AMATO PAESE".TUTTAVIA AL SENATORE IL GENERALE SPIEGA:"MI SENTO COME SE MI AVESSERO VIOLENTATO,NON MI HANNO DATO NEANCHE L'ONORE DELLE ARMI".

che dire una vicenda che dimostra come sono fatti questi sinistri,non so se vi ricordate quando le stesse persone accusavano il governo del Berlusca quando la finanza ficcava il naso nei suoi affari.
Evidentemente non conoscono la parabola :
"Non fare agli altri quello che non vorresti che fosse fatto a te".

lunedì 7 maggio 2007

IL FILO AMERICANO


Alla fine i Francesi hanno scelto il filoamericano Sarkozy. Fortunatamente e' un politico da quattro soldi molto ambizioso e che segue il successo a tutti i costi. Quindi ,oggi e' conservatore o di destra se ancora si puo' dividere ancora la politica in questo modo. Ma fortunatamente non e' un politico che crea e fa storia come fu De Gaulle ma un semplice opportunista che si pieghera' dalla parte dove soffiera' il vento, questa e' la speranza.


Anche Brzezinski, come Gardner, disse: «Non possiamo balzare nel governo mondiale con un solo balzo».
Parlava, come detto, a Gorbachev.
Che era d'accordo (forse ricorderete: ripeteva pii fraseggi che gli erano stati suggeriti sulla «casa comune europea dall'Atlantico agli Urali».
Putin è d'altra pasta, e ciò induce a prevedere che l'asse Sarkozy-Merkel, filo-americano o meglio sub-americano, porterà l'Europa al rigelo con Mosca, appoggiando le situazioni conflittuali già create dagli USA con i missili che vuol piazzare in Polonia e Cekia.
L'alleanza franco-tedesca americanista trasformerà le esigenze dettate dal business USA alla Commissione Europea; questa trasformerà i desiderata di Monsanto e della lobby in «direttive»; i nostri governi servili le ratificheranno una ad una, facendole diventare «leggi dello Stato».
Il metodo è collaudato, e non ha mai svegliato i cittadini, sempre più soddisfatti di perdere la loro indipendenza e diventare «amministrati».
La nostra dipendenza dagli USA diverrà definitiva.
E Sarkozy avrà un decennio per elaborare il progetto transatlantico.
C'è qualche speranza che il progetto venga sventato?
Se c'è, è nella forza delle cose - il destino manifesto dell'Europa non è più atlantico, ma porta ad Est - e, forse, a Putin.
Può sembrare poco.
Ma William Pfaff, da noi spesso citato, ha invitato a non sopravvalutare la forza né la «personalità» di Sarkozy: egli - ha scritto - «è una figura balzachiana, l'avventuriero divorato dall'ambizione che si fa strada nel mondo e a forza di attivismo e instancabile energia arriva all'orlo del successo sognato. Egli può essere uomo di destra o uomo di sinistra: ciò a cui è fedele è il successo». (2)
Insomma, è una sub-personalità, un opportunista.
Se Pfaff ha visto giusto, Sarkozy non è l'uomo che fa gli eventi, ma che ne è fatto.
Quel tipo d'uomo di cui parlò Joseph De Maistre: «On a remarqué, avec grande raison, que la révolution française mène les hommes plus que les hommes la mènent. Cette observation est de la plus grande justesse… (…) Les scélérats mêmes qui paraissent conduire la révolution, n'y entrent que comme de simples instruments; et dès qu'ils ont la prétention de la dominer, ils tombent ignoblement» (Joseph de Maistre, «La révolution française», 1796).
Se la forza delle cose sarà più forte di lui, ne diverrà il servitore.
E' la sola speranza, per il momento.

Maurizio Blondet

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martedì 1 maggio 2007

LAVORATOOORIIII TIE'

Gianfranco la Grassa
01/05/2007

Il presidente delle Assicurazioni Generali Antoine Bernheim
Sembra infine conclusa la telenovela della Telecom; il che non esclude ulteriori novità e magari, fra qualche anno, qualche altra «spiritosa invensiòn» da parte di un capitalismo sempre più imbroglione e parassitario.
Comunque, questa conclusione piace soprattutto al capitale finanziario che si situa nei dintorni di Intesa (Bazoli) con le sue servili propaggini governative guidate al momento dal «maggiordomo» Prodi.
Vediamo la situazione formale.
Telecom era controllata da Olimpia (Pirelli-Tronchetti 80% e Benetton 20%) con il 18% del capitale azionario dell'azienda telefonica.
Adesso, dopo il perfezionamento della compravendita, Olimpia si trasformerà in Telco che sarà sempre il gruppo di controllo della Telecom con il 23,6% delle azioni (al 18% di Olimpia si
aggiungono le quote di Mediobanca e Generali che fanno parte degli acquirenti).
A questo punto Telco avrà i seguenti azionisti: la spagnola Telefonica (che due-tre mesi fa era stata ostacolata dal governo Prodi nei suoi contatti per acquistare o comunque «partecipare» ampiamente Telecom) con il 42,3% azionario.
Questo è interessante: la spagnola accetta la quota di minoranza dopo che, appunto, il governo si era opposto a che si accordasse direttamente con Tronchetti.
Telefonica accetta inoltre di avere nella governance solo 2 posti su 15 (c'è chi parla di 3 su 19).
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mercoledì 25 aprile 2007

Dedicato a chi ama L'EURO


LA POLONIA E' PRONTA PER L' EURO?
Dal nostro inviato Giorgio Monteforti (I PARTE)

VARSAVIA - “Ribadisco la mia opinione che la Polonia debba entrare nell’ euro solo quando sara’ conveniente per la nazione” ha dichiarato il 7 Febbraio scorso Slawomir Skrzypek, presidente della Banca Nazionale, dopo l’ ultimo incontro dell’ RPP cioe’ la commissione nazionale per le politiche monetarie.

Skrzypek lavorava come portaborse dei gemelli Kaczynski prima di essere nominato governatore della Banca di Polonia il 10 gennaio 2007. Allo scadere del mandato del precedente consiglio direttivo (dicembre 2006) i Kaczynski non sono riusciti a convincere nessuno in tutta la Polonia ad accettare l’incarico (si sono tutti rifiutati di lavorare con e per i gemelli) e allora hanno dovuto ordinare al fedelissimo Skrzypek di sostituire il governatore uscente e mostro sacro dell’ economia europea Leszek Balcerowicz (colui che ha ideato le riforme economiche di molti dei paesi ex sovietici). Non avrebbero potuto fare altrimenti visto che solo lui, tra i membri dello staff Kaczynski, era l’ unico ad avere fatto un qualche corso di economia.

E infatti Skrzypek, in tema euro, non ha fatto altro che confermare l’ opinione non sua ma del suo burattinaio, il premier Jaroslaw Kaczynski, che lo scorso novembre alla domanda sul perche’ la Polonia fosse l’unica tra i nuovi membri UE a non aver stabilito una data per l’ ingresso nell’ Eurozona rispose: "E’ chiaro che dobbiamo entrare nell’ euro ma non abbiamo stabilito una data precisa perche’ lo faremo quando il livello di sviluppo economico della Polonia e quello dei paesi dell’ area euro sara’ piu’ vicino che adesso”.

Comunque sia nel 2010, stando al premier (che per quella data crede di essere ancora al potere), si terra’ un referendum in cui ai cittadini polacchi verra’ chiesto se vorranno o meno adottare l’ euro. Democratico, se non fosse che nessuno, quel giorno, chiedera’ loro se sanno cos’e’ l’ euro e se sanno se il loro paese e’ pronto o no alla nuova moneta e a tutto quello che comporta.

Un deja’ vu: volete Gesu’ o Barabba? La scelta sara’ pilotata, il governatore se ne lavera’ le mani e il Sinedrio avra’ ottenuto cio’ che voleva.

CHI HA CREATO L’ EURO (prosegue)